Fausto Carioti su “Libero” (3 novembre 2009)




Articoli CR - Evoluzionismo

CR n.1120 del 5/12/2009 



La stessa comunitą scientifica Ź tutt’altro che concorde con le ipotesi sviluppate da Charles Darwin nell’Origine delle specie. La novitą Ź che molti di questi scienziati adesso iniziano a rendere pubbliche le loro critiche. Un libro importante uscirą nei prossimi giorni per le Edizioni Cantagalli. Si intitola (e il titolo gią dice tutto) Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi, ed Ź stato curato da Roberto de Mattei, Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il volume, che “Libero” ha potuto leggere in anteprima, raccoglie gli interventi tenuti in un convegno a porte chiuse che si Ź svolto a Roma lo scorso febbraio nella sede del Cnr. Un’occasione che ha visto a confronto biologi, paleontologi, fisici, genetisti, chimici, biologi e filosofi della scienza di livello internazionale.


La tesi illustrata 150 anni fa da Darwin e portata avanti dai suoi epigoni Ź riassumibile in tre assiomi. Primo: «Tutti gli esseri organici che hanno vissuto su questa terra sono derivati da una singola forma primordiale, nella quale la vita Ź stata per la prima volta infusa» (come scritto dallo stesso Darwin nell’Origine delle specie). Secondo: la selezione naturale Ź stata «il piĚ importante, anche se non esclusivo, strumento di modificazione» attraverso il quale le forme di vita piĚ complesse si sono evolute da quelle piĚ semplici. Terzo, non esiste alcun “progetto”: le mutazioni sono casuali e alcune rendono certi individui piĚ adatti alla sopravvivenza; trasmettendole ai loro eredi, rendono possibile l’evoluzione.


Un corpus teorico che, secondo i documenti che il Cnr sta per rendere pubblici, fa acqua da tutte le parti. Il fisico tedesco Thomas Seiler mette il darwinismo alla prova della seconda legge della termodinamica, secondo la quale l’entropia, che puė essere definita come il caos in natura, non puė mai diminuire. E «l’ipotetico emergere della vita da processi materiali indiretti, come suggerito dalla teoria evoluzionistica, non Ź conforme» a questa legge. Ma anche «la successione di piccole variazioni genetiche che portano alla costruzione di un organo completamente nuovo tramite selezione naturale», prevista dal darwinismo, «Ź una processo da escludere di entropia decrescente». Non a caso, nota Seiler, malgrado siano stati descritti piĚ di 1,3 milioni di tipi di animali, «nessun organismo mostra segni di essere in evoluzione verso una complessitą maggiore. Come previsto, l’entropia biologica non sta diminuendo». Insomma, la fisica stessa si ribella all’ipotesi darwiniana.


L’evoluzionismo presuppone inoltre lunghissimi tempi geologici, nei quali – come affermano i suoi sostenitori, «l’impossibile diviene possibile, il possibile probabile e il probabile virtualmente certo». La sequenza degli strati dei fossili marini, ad esempio, secondo i darwinisti confermerebbe processi durati milioni di anni. Ma il paleontologo francese Guy Berthault sostiene che, calcolato con nuovi metodi piĚ attendibili, il periodo di sedimentazione dei fossili si rivela assai piĚ breve di quanto creduto sinora e il tempo degli sconvolgimenti geologici si accorcia drasticamente. Tanto da essere «insufficiente per l’evoluzione delle specie, come risulta concepita dai sostenitori dell’ipotesi evoluzionista».

Dominique Tassot, che in Francia dirige il Centre d’Etudes et de prospectives sur la Science, invita a non confondere tra «micro-evoluzione» e «macro-evoluzione». Nel primo caso rientrano le mutazioni adattative accertate, che riguardano caratteri secondari come il colore, lo spessore della pelliccia di un animale, l’altezza, la forma del becco e cosď via. Ma «Ź paradossale», sostiene, «estendere il significato della parola “adattamento” per indicare l’evoluzione di nuovi organi del corpo», come «il passaggio dalle squame alle piume o dalle pinne alle zampe», esempi di macro-evoluzione: fenomeno «che manca di qualsiasi verifica empirica o di base teorica».


Il genetista polacco Maciej Giertych sottolinea che «siamo a conoscenza di molte mutazioni che sono deleterie» e anche «di mutazioni biologicamente neutrali», ma le cosiddette «mutazioni positive», che consentirebbero l’evoluzione delle specie, «sono piĚ un postulato che una osservazione». L’esempio che piĚ di frequente viene fatto, l’adattamento di certe erbacce al diserbante atrazina, «in nessun modo aiuta a sostenere la teoria dell’evoluzione», perché si tratta di un adattamento «positivo soltanto nel senso che protegge funzioni esistenti», ma «non fornisce nuova informazione, per nuove funzioni o organi». A conti fatti, secondo Giertych, «l’evoluzione dovrebbe essere presentata nelle scuole come un’ipotesi scientifica in attesa di conferma, come una teoria che ha sia sostenitori che oppositori. Per di piĚ, sia gli argomenti a favore della teoria che quelli contrari dovrebbero essere presentati in modo imparziale».


La veritą, banale e meravigliosa allo stesso tempo, Ź che, come scrive de Mattei, «dal punto di vista della scienza sperimentale, entrambe le ipotesi sulle origini, sia l’evoluzionista che la creazionista, sono inverificabili. Su questi temi ultimi non Ź la scienza, ma la filosofia, a doversi pronunciare».