Commento a GENESI BIBLICA

dalle rivelazioni a don Guido Bortoluzzi



La spiegazione dell’origine delle cose considera tanto il creazionismo quanto l’evoluzionismo delle TEORIE: più in là, da un punto di vista scientifico, non può andare. La versione dei fatti tratteggiata da don Guido assicura una sua originale sensatezza: siamo nel solco di un’involuzione, o meglio "corruzione", da cui stiamo riemergendo con l’aiuto del Creatore. 


Gli studi di genetica disponibili sui primati e l’embriologia comparata, suggeriscono che la specie umana abbia caratteristiche più antiche di quelle delle scimmie dalle quali altrimenti dovremmo discendere.  In particolare lo studio delle sindromi cromosomiche evidenzia l’improbabilità di una linea evolutiva che vada da 48 a 46 cromosomi, necessaria nell’ipotesi di evoluzione tra diverse specie, dalla scimmia all’uomo.


La termodinamica sconfessa la possibilità di un’evoluzione spontanea verso sistemi più ordinati, mentre la statistica assegna probabilità infime all'evento della formazione spontanea di nuove specie complesse da organismi più semplici (le lettere non compongono solo “per caso” frasi di senso compiuto).  


La logica che si sprigiona dal dato empirico esprime così la "necessità" di ambienti ("grembi") adatti allo sviluppo di vite sbocciate allo stadio embrionale, destinate a svilupparsi adulte, ma inizialmente bisognose di tutto. Se l’evoluzionismo inter-specie arranca di fronte a queste semplici evidenze (pur trincerandosi abilmente dietro le conoscenze riguardanti l’evoluzione intra-specie, ovvero l’adattamento determinato dall’ambiente), anche postulando l’intervento creativo di Dio il ragionamento non  “fila liscio”. La realtà fisica infatti impone delle domande “scomode”: Adamo è stato formato “grande”, cioè è “nato adulto”? E poi: la prima donna pure? Il maschio non partorisce!


Non sono domande da poco. La Bibbia non è un libro di scienza, ma non ci vuole molta scienza per sapere che i mammiferi si formano in un grembo materno, iniziano come embrioni, si sviluppano come feti, nascono… Se perciò un bel giorno sono esistiti il primo uomo e la prima donna, entrambi ad immagine e somiglianza di Dio, paritetici tra loro per dignità davanti a Lui, fisicamente come e da dove sono venuti? Se c’è stata una “pancia” ad accoglierli, di chi era? Non è una questione capziosa: per la rivelazione cristiana persino Gesù, vero uomo e vero Dio, il nuovo Adamo, colui che è l’alfa (prima di ogni cosa) e l’omega (il compimento della creazione, l’umanità perfetta, immagine e somiglianza completa del Dio vivente) è nato come tutti gli uomini, concepito in un ventre di madre, per quanto ella sia stata una madre specialissima e con la paternità divina operata dallo Spirito santo! Se Dio si incarna come uomo, modello per l’umanità redenta e primizia dell’umanità divinizzata, cominciando come tutti da un embrione, perché Adamo e la prima donna avrebbero dovuto essere “fatti” diversamente? Dio ha creato la natura con regole precise!  


Biblicamente tutto è “seme” destinato a svilupparsi. Anche la vita del Dio-fatto-uomo nasce embrionale e segue gli sviluppi propri della vita umana: perché ciò che vale per Dio non dovrebbe essere valso per il primo uomo? Nelle descrizioni, talora crude, di don Guido, questi interrogativi trovano una sufficiente luce. 


Persino da un punto di vista teologico l'intuizione (o meglio la rivelazione) di don Guido è, oltre che originalissima, MOLTO PIU' CHIARA E LOGICA di altre: infatti o accettiamo (eresia per i cristiani) l'idea di un dualismo divino (nel bene e nel male) oppure, se Dio è “buono” e creatore di cose solo “buone”, il male non Gli è imputabile più o meno direttamente (ne’ come castigo del peccato, ne’ come assenso all'esistenza del tentatore PRIMA dell'uomo, il quale è necessariamente destinato a subirne le azioni).  


La rivelazione di don Guido non lascia spazio al dubbio che se l'uomo è "buono", allora il male, più o meno indirettamente, verrebbe da Dio, che non saprebbe "gestire" il tentatore del “pover'uomo”; se fosse veramente così, l'uomo non potrebbe che sospettare di Dio, che sarà pure amore, ma "vatti a fidare"... 

Dunque o l'uomo fa davvero i conti con le proprie responsabilità in merito al male esistente, oppure egli può illudersi d’essere vittima innocente di un disegno divino che forse “finirà anche bene”, avrà pure messo in conto la croce del Figlio per salvarci, ma in fondo “in tutto questo caos ci ha messi Lui”…  L'uomo che crede a Dio e crede davvero che Dio è amore, rischia sempre di rimanere a metà del guado, se mette la propria umanità al centro, equivocando dell'umanità di Cristo. 


Dio infatti ama infinitamente l’uomo e tutto è stato creato in funzione dell’uomo, ma Dio ha dato all’uomo la libertà per scegliere di fare la Sua volontà: possiamo esercitare male questa libertà, fino a fare a meno di Chi ce la dona! Purtroppo oggi molta parte dell’attività pastorale affonda le radici in questa ambiguità, per cui le nostre iniziative stanno al centro più della Grazia e persino nominare Gesù può creare “irrigidimenti” che portano a “fare senza annunciare Lui”… 


“Ha’adam” è l’essere umano; il terrestre; l’umanità. Non è "il Signore della terra", ma poco ci manca: e quel “poco” è la tentazione di promuoversi a “dio”, scalzando il legittimo Titolare, facendosi autonomo da Lui.  Spaventa in generale una tendenza ecclesiale troppo antropocentrica, non nel senso del doveroso e benemerito “servizio” e dell'accoglienza all’uomo, ma in quello di una priorità dell'umano sul sacro. Una Chiesa che “socializza desacralizzando” toglie lo specifico alla rivelazione, facendone un’ideologia. La persona viva di Dio si riduce a diventare lo sfondo dell’intelligenza e della libertà umane: postesi in primo piano, esse si rendono sempre più indipendenti da Lui, sino a renderLo “inutile”. 


Ragionando e facendo esperienza scientifica del male esistente e al contempo del mistero della creazione, che risponde evidentemente ad un ordine non casuale, si può prendere atto che c'è una rivelazione di Dio all'uomo, attestata storicamente. Ci sono e accadono delle cose inspiegabili per la scienza attuale, ma talmente visibili a tutti che l'unico modo di non lasciarsene spiazzare è di tacerle o negarne l'evidenza. 


Accettata l'esistenza di questi segni, la ragionevolezza della fede emerge in piena luce. Si giunge al punto che spiazza tutte le religioni e in particolare un certo cattolicesimo: se Dio ha creato cose buone e per amore e per amore ha creato l'uomo che è il solo a conoscere e soffrire nella carne e consapevolmente il male esistente, se il male è comparso dopo l'uomo, il male ce l'abbiamo messo noi. L’uomo non è “buono”. Perciò ha bisogno della bontà di Dio per salvarsi. Nell'uomo bene e male combattono furibonde battaglie (Romani 7,14-25 e 8,1-4). 

L'uomo è a immagine e somiglianza di Dio, ma non è buono come Lui. Solo il dolore per i nostri peccati può guarirci: credermi sano, giustificarmi e procedere progressivamente nel fare per conto mio, sarebbe un lavorare per manifestare l'Anticristo. Tutti i miei fratelli e sorelle rischiano quanto me! Mentre Dio paziente e misericordioso cerca di cogliere barlumi di pentimento e di sano "timor di Dio" per salvarci tutti!


Nella proposta di don Guido, la conseguenza del peccato originale è molto più sensata nella sua ricaduta FISICA, che ci riguarda tutti (come DNA, cioè genetico, corporeo), invece di farne una colpa MORALE, che tra l'altro implicherebbe il peccato anche di un bambino, mai nato o neonato, incapace di esercitare alcuna sfiducia a Dio, nel peccato volontario.

Che buon Dio sarebbe quello che "sfoga" sotto forma di malattia o malformazione le colpe del nonno o del bisnonno di quel bambino? Infatti (Gv 9,3) Gesù esclude questa ipotesi! E’ bene stare attenti al "pelagianesimo di ritorno" che si fa largo in certe frange cattoliche (l'uomo naturalmente buono, l’autosalvezza come capacità di "fare" il bene, l'inutilità della Grazia, "l'operismo acuto" come religione civile tacendo Dio...); e anche all'ignoranza diffusa circa la Trinità se, puntando tutto "sull'umanità di Cristo" e la sua proposta molto "sociale" e poco trascendente, ne dimenticassimo la preesistenza creatrice come Figlio. 


La Charis (la Grazia, la Ruah) è la terza persona (generatrice di vita) della Trinità, con uno specifico ruolo “materno” (che riconosciamo nel Credo), necessario anche per dar vita ad Adamo nella sacra famiglia primordiale e poi nuovamente resasi necessaria storicamente per dare alla luce Gesù come uomo-Dio: Maria è immacolata come lo fu Adamo, ma non si comporta affatto come lui, e infatti sarà donna del FIAT, del MAGNIFICAT e soprattutto dello STABAT! 

Recentemente alcune rivelazioni private (Tre fontane e Amsterdam) propongono messaggi che rimarcano il ruolo di Maria-creatura in una chiave trinitaria, rimandando all'origine perfetta che Gesù salvatore è venuto a ripristinare dopo le malefatte umane, ma ancora con il concorso di una creatura (o meglio due: nell'altrettanto umile collaborazione di Giuseppe). 


Lo "spirito ribelle a Dio" si è imposto alla storia DOPO la creazione umana: ha prodotto la corruzione e permane nel mondo cercando, per invidia, di farsene principe scalzando l'eredità del Figlio e dell'umanità nel Figlio. La verità rende liberi, mentre l'autoreferenzialità umana, unita alla menzogna (lo scaricabarile inscenato da Adamo) ci fa schiavi di  idoli e dello spirito ribelle alla volontà di Dio. La nebbia della menzogna si fende di molta più luce nell'identificazione data da don Guido della prima donna (che è innocente) invece di quella dell'Eva-oca-giuliva presentata tradizionalmente (per molti sarebbe quella la “prima donna”, mentre per don Guido si tratta della Lilith nota alla mitologia ebraica, ossia una mezza bestia ancestrale). 


Rimane misteriosa la modalità con la quale lo spirito ribelle possa essersi materializzato e imperversare (oggi scatenato); ma è un fatto che non da oggi egli "occupa" una parte del creato in attesa che la donna coronata di stelle schiacci il capo di quel serpente-dragone (provocatoria considerazione per l'uomo razionale: lucifero, prometeo, i lumi, gli illuminati... tante luminarie per soffocare la Vera luce). 


Don Guido, come altri riceventi una rivelazione privata, passa per un visionario o per un mitomane, ma resta una figura umanamente interessante, perchè tutta la sua vita è segnata dal mistero e da quei segni strani che Dio dissemina nelle nostre vite: perciò va preso sul serio, per quello che gli è capitato in vita prima che per ciò che ci ha lasciato da leggere e meditare.  

Sono i fatti a fondare il pensiero e non viceversa! 


Con questa prospettiva è consigliata la lettura serena delle rivelazioni a don Guido: "se ne esce pacificati”, raggiunti dalla misericordia di Dio e più misericordiosi verso il nostro prossimo. 


(www.genesibiblica.eu)


R.S.