... L'«intelligent design» si fonda su un altro concetto (anch'esso non da Poupard) che si chiama «complessità irriducibile».
Di che si tratta?
L'inventore del concetto, il biochimico Michael Behe, lo spiega con l'esempio della trappola per topi.
Si tratta del manufatto più semplice che si possa immaginare: una tavoletta di legno su cui è inchiodata una piccola tagliola, con una molla al posto giusto per farla scattare; di una bacchetta metallica che tiene la molla aperta, e di un pezzo di formaggio come esca.
Quattro o cinque pezzi in tutto.
Semplicissima.
Il punto è che questa sua modesta complessità è «irriducibile».
Non può essere semplificata ulteriormente, non può essere ridotta.
Basta togliere uno qualunque dei cinque componenti - la molla, o il formaggio, o la tavoletta - e la trappola non funziona più.

Non è che funzioni meno bene, che prenda meno topi.
Non funziona per niente.
Non prende più nemmeno un topo.
Ora, applichiamo il principio a un essere vivente, al più «semplice» dei batteri, quelli ciliati, con delle «code» che permettono loro di navigare nel liquido.
Creaturine unicellulari.
E in realtà, nient'affatto semplici, anzi molto complesse (i biochimici le paragonano ad astronavi sofisticatissime in miniatura).
Ebbene, anche la loro complessità è «irriducibile».
Non possono essere semplificate.
Basta che manchi una sola proteina, un solo amminoacido delle centinaia di cui la cellula è composta, e le ciglia non funzionano più.
Non è che funzionino meno; si bloccano, si trasformano in grovigli, si paralizzano.

Ecco dunque l'idea: le cellule, come la trappola per topi, devono essere state progettate in una volta sola, in un unico processo intellettuale.
Con tutti gli elementi a posto.
Non sono il risultato di una casuale, cieca accumulazione di proteine dovuta alle mutazioni genetiche e alla selezione naturale prodottesi nei secoli dei secoli, perché un presunto antenato «più primitivo» del batterio ciliato, mancando di una sola proteina, non avrebbe potuto né nuotare né vivere.
E così, avviene per tutti gli organi e gli esseri viventi.
Il sangue e l'occhio sono altrettante complessità «irriducibili».
Se gli si sottrae un singolo elemento, una singola proteina, non abbiamo sangue «primitivo» e un occhio «imperfetto»: abbiamo sostanze morte e inerti, che non adempiono alla funzione.
Occhi ciechi.
Sangue che non porta ossigeno agli organi.
Reni che non filtrano le tossine...

Fonte: articolo di Maurizio Blondet qui