Liberamente tradotto e ridotto da un articolo di Babu G. Ranganathan


Quel che sappiamo delle mutazioni biologiche non ci viene da Darwin, ma da Gregor Mendel, un frate austriaco che studiava le piante: a lui si devono i fondamenti della genetica e della trasmissione delle caratteristiche della specie, di generazione in generazione. 
I lavori di Darwin e Mendel si contraddicono. Darwin pensava che non ci fossero limiti alle mutazioni biologiche, fino a “creare” nuove specie, per esempio (nei tempi necessari) un pesce poteva diventare un uomo. Mendel al contrario mostrò che c’erano dei limiti naturali a queste “evoluzioni” della specie.
Ribadisco “naturali”, perché poi in laboratorio si può forzare qualcosa.
In natura ci sono evoluzioni all’interno della specie (tanti tipi di cani e gatti), ma non tra specie diverse, tanto più negli organismi più complessi. 

Mendel non fu compreso fino a 30 anni dopo che Darwin pubblicò le sue teorie. Se Darwin avesse letto Mendel, probabilmente molte cose da lui pubblicate non sarebbero mai state nemmeno scritte…
Darwin mostrò che la natura opera una selezione naturale e questo è vero; ma non è vero che la selezione naturale produca nuove specie. Una selezione di individui all’interno di una specie può comportare variazioni in alcune caratteristiche genetiche, ma naturalmente è impossibile la generazione di una nuova specie. Può solo adattarla alle condizioni climatiche (la melanina colora di nero la pelle di chi vive dove c’è più sole).  
Inoltre la natura non opera nessuna selezione “conscia”. E’ tutto un processo passivo, mentre Darwin assegna un ruolo evolutivo, una progressione, la possibilità di fare ciò che in realtà non fa. Il codice genetico di due specie può anche essere simile al 97 o 98%, ma ciò che manca è un salto impossibile in natura. La selezione naturale causa un’evoluzione della specie, ma non è in se stessa evolutiva tra specie.  
In altre parole ci sono delle “microevoluzioni” (tipi di cane) ma non delle “macroevoluzioni”. In natura sono osservabili evoluzioni orizzontali (intraspecie), ma non verticali (tra specie).  Una coppia di genitori con capelli neri può avere un figlio biondo (microevoluzione): i geni dei capelli biondi sono già nei genitori ed è una combinazione casuale, tra quelle possibili, a manifestare il gene recessivo. Non tutti hanno tutti i geni e la scelta delle combinazioni cadrà tra le sole possibili tra due genitori, di cui uno potrebbe avere molte variabili e l’altro molte meno, quindi con differenti probabilità di “condizionare” i geni del loro figlio. E un figlio biondo di genitori con capelli neri, potrebbe non essere in grado di generare figli con capelli neri, avendo ereditato solo il gene recessivo (se avesse avuto quello dominante avrebbe i capelli neri), a meno che l’altro genitore non abbia capelli neri. Ma se anche l’altro genitore è biondo, quella diventerà una popolazione bionda, anche se gli antenati avevano capelli neri.
Il monaco Mendel, l’oscurantismo dei conventi, ha capito prima degli altri la cosa, mentre Darwin fantasticava le sue teorie. Oggi la bioingegneria può forse “fabbricare” ibridi, ma la natura non lo fa.
Le “mutazioni” per gli evoluzionisti sono “salti” che la natura subisce casualmente nel proporre specie diverse e che la selezione naturale afferma o spegne sul nascere: ebbene è una teoria. Non c’è prova. Anzi, molte varietà di tumore sono provocate da mutazioni e purtroppo portano alla morte dell’organismo.  Come in un terremoto non tutte le abitazioni subiscono danni, così non tutte le mutazioni sono deleterie: ma, se non creano danno, nemmeno fanno crescere di un piano l’abitazione!   Inoltre le sole mutazioni “efficaci” per la specie riguardano le sole cellule germinali, non qualsiasi cellula, mentre l’adattamento in generale riguarda effetti sulle cellule somatiche. Se un cane imparasse a camminare su due zampe, non necessariamente il figlio di quel cane nascerebbe capace di fare altrettanto. La moderna biologia ha smontato ogni velleità di trasmettere geneticamente caratteristiche acquisite dall’ambiente e dall’educazione. Una cosa è combinare geni esistenti, un’altra creare geni non esistenti.
I geni sono frammenti di DNA, a sua volta composto da una serie di acidi nucleici, arrangiati in sequenza, come le lettere in un libro. Nessun libro si è mai scritto per caso mescolando lettere alla rinfusa. Se così fosse, non codificherebbe nulla, altro che spiegare come costruire proteine, tessuti etc.  Basta una lettera fuori posto e non funziona. E la sequenza di come legarsi a fare il DNA lo dice solo un precedente DNA, di generazione in generazione. Gli evoluzionisti credono che, in milioni di anni, radiazioni, vulcani, meteoriti e fulmini possano aver creato “libri” a caso. E’ credibile? Prendo un libro di cucina, mescolo e mi vien fuori un libro di astronomia? Magari in un’altra lingua? Solo un’intelligenza può fare questo, non il caso. 
Una radiazione può scompaginare il libro: se il senso resta, a pagine spostate, sempre di cucina parla. Magari mi ritroverò a cucinare la pasta con lo zucchero invece del sale. Ma sempre pasta sarà. 
Oggi i laboratori possono divertirsi a creare strane combinazioni: può non piacere, ma dimostra che solo l’intelligenza crea combinazioni sensate, controllate, volute. E nulla spiega dell’origine dei geni già esistenti che la bioingegneria manipola.  E poi: se la macroevoluzione fosse vera, come potrebbe aver impiegato miliardi di anni di mutazioni casuali di un organo “inutile” dentro un individuo di una specie mutilato o malato a causa di questa mutazione, se la selezione naturale rende ogni individuo debole un “perdente” nell’evoluzione stessa? E’ molto più logico che ogni specie sia completamente e non parzialmente sviluppata per tenere botta nella sfida. C’è dietro un progetto, non un caos. Non c’è traccia di “mezzi occhi”… Se la zampa di un rettile era l’ala d’un uccello, sarebbe stata troppo tempo una pessima ala prima di essere una buona zampa. E i fossili, contrariamente alle teorie, non mostrano alcun passaggio tra specie, ma solo mutamenti e ricombinazioni all’interno di esse. 
Quando sentiamo qualcuno parlare di "scienza" contro gli argomenti dei credenti, pensiamo sempre che loro credono di discendere dalle scimmie...   
Non c’è alcuna prova scientifica di macroevoluzione. Solo la “fede” degli evoluzionisti può credere a questa teoria. Il monaco Mendel, che di fede ne ha ben altra, è assai più scientifico.  Ma si sa: la filosofia dice che la fede è sciocca e dice di se stessa ciò che la scienza non potrebbe dire. E’ come il cartello messo fuori dalla trattoria: “non andate a farvi imbrogliare dagli altri, venite da noi!”.

R. Sangalli

testo inglese