RICORDO DI DON GUIDO

Non è facile per me parlare pubblicamente di persone che non sono più tra noi, perché ho paura che il mio punto di vista possa alterare la loro memoria; essendomi però stato chiesto da Renza Giacobbi, per la quale nutro grande affetto e stima, condivido volentieri il mio ricordo di don Guido Bortoluzzi nel periodo da lui trascorso a Vinigo di Cadore.
Sono stata informata della pubblicazione del manoscritto da a una parente; sorpresa e incuriosita, ho chiesto subito in prestito il libro e l’ho letto tutto d’un fiato, ricostruendo a poco a poco vari episodi della mia infanzia legati alla figura del nostro parroco don Guido.
In realtà le rivelazioni non rappresentano per me una novità: quando da bambini ci riunivamo in canonica per il Catechismo, don Guido ci descriveva la creazione del mondo e il primo uomo Adamo come li aveva osservati “in visione”; in quel periodo non mi sembrava straordinario che un sacerdote avesse visto direttamente quello che la Bibbia racconta, anche se nella mia ingenuità non riuscivo a coglierne la portata e l’unicità; leggendole dettagliatamente a distanza di trent’anni, ho potuto capirne pienamente l’importanza e la mia fiducia nella loro autenticità non è cambiata.
Quello che ritengo urgente adesso, viste le numerose implicazioni storiche e scientifiche che le rivelazioni comportano, è cercare le prove dei fatti raccontati nella biografia e dimostrare la plausibilità (al pari di altre ipotesi) degli eventi relativi alle trasformazioni della Terra e dell’uomo.

Come descrivere don Guido?
Era un uomo particolare: ironico ma allo stesso tempo serio, pienamente consapevole delle responsabilità cui era chiamato; per dimostrare quanto aveva a cuore il futuro dei giovani ci invitava spesso a rimanere “puri di cuore” e a non perdere mai il contatto con Dio.
La vita a Vinigo era per lui piuttosto intensa perché agli impegni pastorali (non molti in un piccolo paese di montagna) si aggiungevano varie ore di studio al giorno; ricordo che quando era stanco si rilassava camminando avanti e indietro nel corridoio con la sigaretta accesa e la veste nera che svolazzava a ogni passo; temeva molto che qualcuno si introducesse in canonica per rubare e questa “fissazione” aveva un po’ offuscato la sua credibilità agli occhi dei parrocchiani.
Un periodo che amavamo molto era il mese di maggio, quando ci riunivamo in Chiesa per la recita del Rosario e don Guido si inginocchiava davanti all’Altare della Madonna per guidarci nella preghiera; le assenze tra i fedeli erano rare e non credo fosse per mancanza di alternative; credo invece che a Vinigo la fede abbia potuto piantare radici profonde perché la nostra comunità viveva a stretto contatto con la Chiesa, valorizzando molto la condivisione e la semplicità.
In parrocchia per noi ragazzi non c’erano compiti precisi: chi era disponibile, maschio o femmina che fosse, poteva servire la Messa, preparare alcuni particolari delle celebrazioni, occuparsi di piccole manutenzioni. Era bello per me sentirmi responsabilizzata e avere la fiducia del parroco…
Non saprei descrivere con sicurezza altri particolari, ma credo che quanto detto sia sufficiente per confermare la figura di uomo e sacerdote già emersa dalla lettura della Genesi Biblica.

Laura Marchioni

22 dicembre 2009