Rileggendo ancora don Guido (24 novembre 2014)


Prima del Peccato Originale

 

L’uomo, creatura "trinitaria,"  è "ordinato all'ascolto di Dio". E' "terra buona", terreno terreno fertile perché la Parola di Dio gli possa germogliare nel cuore umano e crescere, informandone l’anima e il corpo. 

Lo spirito che Dio immette nell’uomo dà vita all’anima, la quale esprime con il corpo la propria personalità, tanto quella spirituale quanto quella psichica. L’anima sta in mezzo tra spirito e corpo, ed è tanto impalpabile quanto complessa, fatta di una parte sensibile (collegata al corpo: sensi, istinti, emozioni), una parte intermedia (la mente, la razionalità, i sentimenti, il pensiero, la fantasia, l'astrazione) e una superiore (il “cuore”: memoria, intelletto e volontà), che è in grado, se lo vuole, di colloquiare con Dio e di rivolgersi a Lui. L’uomo così creato, a immagine e somiglianza di Dio, è "figlio di Dio".   

 

Dopo il Peccato Originale

 

L’uomo diventa "disordinato". Mentre originariamente l’ordine è spirito-anima-corpo, con il disordine lo spirito umano viene depresso/annichilito da una volontà non più orientata a Dio,  attenta ad “ascoltare” Dio.

Il cuore indurito si fa terreno sassoso. L’anima si dispone ad assecondare solo il corpo e la personalità espressa è prevalentemente psichica (anche quando fosse "religiosa") e non spirituale. L'uomo che ha depresso lo spirito  ha una personalità espressa in prevalenza dal corpo. L’anima mantiene ancora tutta la sua complessità: la parte sensibile (sensi, istinti, emozioni, sentimenti), la mente e il “cuore” (memoria, intelligenza e volontà). Il cuore dopo il peccato è “indurito”, si è fatto sordo alla Parola di Dio e si è fatto opaco, perdendo la purezza capace di “vedere Dio”.

 

Decadenza

 

Inizialmente, pur "disordinati", esistono ancora dei figli di Dio: essi, pur ancora “geneticamente puri” da un punto di vista fisico, hanno però già indurito il cuore. Di conseguenza l'ostinazione al peccato ha conseguenze che intaccano dapprima la psiche e poi anche il corpo. Di lì discende la mescolanza dei figli di Dio puri con gli umani animaleschi (figli degli uomini) generatisi con il peccato originale.    

L’uomo, imbestialito/disumanizzato, perde totalmente lo spirito immesso da Dio (Gen 6). Tutta l’umanità a un certo punto è costituita solamente da “figli degli uomini”.

 

Dio ritesse la tela

 

Il peccato originale ha segnato l’umanità: il fatto si rende evidente nel corpo, ma ha riguardato prima la psiche (l’anima sensibile), che con il corpo si modella e interagisce.

Lo spirito, se ci fosse, sarebbe quello di sempre, ma è come in stand by: ne resta una scintilla, un barlume, atrofizzato, la traccia di Dio in noi.  

Dio infatti non cambia mai e continua a parlare all'uomo: sceglie ascoltatori, educati man mano a riavere (ad espandere) la propria spiritualità: in altre parole a comprendere che esiste non solo la “terra”, ma che c'è anche il “cielo”.  

I patriarchi prima e i profeti poi, conducono un popolo (comunque “di dura cervice”) a preparare l’evento storico più impensabile: l’incarnazione di Dio. 

Il popolo che adora l’unico Dio, nella travagliata attesa di questo appuntamento di Dio Creatore con la storia delle creature, Gli costruisce un tempio. 

E' lo spazio sacro dove adorare il Creatore, che per intanto resta "confinato" nel Santo dei santi.

 

Gesù, vero Dio e vero uomo

 

Gesù, con la propria missione redentrice, offre all’uomo la possibilità di riacquistare la dignità perduta di essere figlio di Dio. Ciò che non sarebbe più possibile per natura, torna ad esserlo per grazia.

Gesù squarcia il velo del tempio, riportando l’uomo a poter fare comunione con Dio, rinascendo dall’alto, ritornando a far colloquiare lo Spirito di Dio con quello dell’uomo, riaperte le porte del cuore, riportando l’anima a rivolgersi non solo al corpo, ma anche alla propria realtà spirituale.   

 

La Chiesa sua sposa

 

Gesù affida a una gigantesca staffetta di uomini che Lo hanno conosciuto nella Sua umanità la missione di diffondere questa redenzione. 

Ogni uomo, battezzato o meno che sia, possiede la potenzialità di una vita spirituale, genuinamente orientata al "cielo". 

Lo spirito di Dio, lo spirito di Gesù, che è vero uomo e vero Dio, può raggiungere ogni anima, facendola tornare a respirare Dio, a orientare la propria personalità sacra non solo alle esigenze del corpo, ma alla voce di Dio. 

Nell’uomo rinato dall’alto, l’ordine torna a essere quello originario: il "Santo dei santi" è il centro, che orienta sia l’anima, sia il corpo. 

Mediante Gesù risorto, l’uomo torna a essere creatura dotata di vita immortale. 

I guasti del Peccato Originale permangono, continuando a segnare il corpo e la psiche, per cui, in questa vita terrena, nel cuore dell’uomo, una trincea, si combatte la lotta tra la tentazione dell’anima di uniformarsi al corpo e quella invece che sente la nostalgia di Dio, dove -al termine della vita terrena- tutto ciò che è immortale dell’anima, ciò che non è legato alla caducità della carne, sceglierà di stare al cospetto di Dio, rifiutandolo o abbracciandolo in eterno, dopo aver eventualmente purificato ciò che è necessario.  In questo senso la croce, la sofferenza è la necessaria forma di espiazione che riguarda tutte le anime (anche le più sante), per riparare al non-amore che il peccato dissemina nel creato.    


La nostra missione


Facendosi domande si scopre che non dipendiamo da noi. Ci affacciamo su un mistero, sul senso delle cose.

Allora cerchiamo, mentre anche gli altri attorno a noi lo fanno. Perciò incontriamo  e scopriamo tanto aiuti quanto ostacoli nel cercare.

Ma non si può soltanto cercare, bisogna trovare. E quando si trova, si ha la possibilità di voler varcare una soglia, con coraggio. Serve un cuore sufficientemente puro per "rivedere Dio", sufficientemente tenero perchè non sia chiuso.  

Oltre quella soglia le cose trovano senso. C’è una logica di amore, sempre rispettosa della libertà. C’è un senso del dolore, per riparare alle mancanza di amore. C’è finalmente un giudizio sulle cose, nel vangelo.

E’ la storia ad essere letta alla luce del vangelo e non viceversa (è questo oggi il tragico abbaglio anche ecclesiale che inverte i termini, cadendo in un caotico divenire senza dogmi, recitato a soggetto).

Perché l’amore viene dall’eterno e vi si affaccia. Non è la psicologia della soddisfazione a dare ragione delle scelte.

In realtà è il dono ricevuto a essere tenace, educandomi. Questo dono si fa missione, non conta il punto di partenza.

A salvare è la missione, ovvero il luogo dove siamo orientati, avendo scelto e non la condizione di partenza, per quanto penosa. 

La fedeltà alla scelta non sta nella garanzia che tutto vada bene. La fedeltà è quella di chi mi dà il senso della scelta. Nella buona e nella cattiva sorte, perché è "cosa dello spirito" e non della psiche. 


RS