NON C'E' CORPO SENZA MENTE


Pronunciare, nel corso di una discussione sull'evoluzione, la parola "anima" è il massimo dell'improntitudine. Nel momento in cui l'evoluzione è entrata nella tematica scientifica, ne è uscita l'anima. Ne è uscita, perche l'evoluzione è il tentativo di spiegare le cose e la loro origine, senza parlare di metafisica; l'anima, seppure significhi un vento, un soffio, è alito che discende da labbra trascendenti. Tuttavia, rifiutare il discorso sull'anima significa dire tutto, all'uomo della strada, sull'evoluzione, tranne ciò che davvero gli interessa. Ebbene, la curiosità dell'uomo della strada non interessa gli evoluzionisti. Egli è invitato a porre diversamente il suo problema, se no è pregato gentilmente di occuparsi d'altro.
Il problema non si può liquidare così; ogni uomo e ogni donna sente dentro di se una persona, un io, una luce, che identifica con la vita e che sa di aver accolto nel corpo alla concezione. I cristiani sanno che l'uomo completo nasce due volte, una al corpo ed una all'anima. L'evoluzionista più gentile può venire incontro alla pretesa cristiana, ma che sia chiaro che l'anima, o il pensiero, è filiazione del corpo, un suo secreto. "Non c'è mente senza corpo". Il pensiero e la memoria sono il risultato di connessioni neurologiche.
La Chiesa ha aderito, cautamente, all'idea convenzionale di evoluzione organica. Solo su un punto ha puntato i piedi. Nel corpo umano, a un certo stadio dell'ominazione, è discesa l'anima, da sorgenti ultraterrene. Che l'anima sia stata prodotta dalle forze della materia, come un mero "epifenomeno" di questa, la Chiesa non lo accetta, ne lo considera dignitoso.
All'origine dell'uomo, precisa un'enciclica papale, c'è un salto ontologico che la fisica non può descrivere. "La conoscenza metafisica, l'autoconsapevolezza e l' autoriflessione, la coscienza morale, la libertà, l'estetica e l'esperienza religiosa" sono problemi per filosofi, mentre i teologi si occupano del significato finale. Gli scienziati si occupino della base materiale. La posizione della Chiesa lascia aperto un grande problema biologico. Se il Signore ha immesso l'anima nel corpo umano, quando ha constatato che questo era così ben organizzato da poterla accogliere, come la evoluzione organica dell'uomo è proceduta fino al momento della sacra benedizione? Come si è formato un cervello capace di Dio in un golem?* Come il corpo umano ha raggiunto per gradi la simiglianza di Cristo? La Chiesa non si troverebbe in queste aporìe**, se avesse evitato di aderire troppo in fretta all'idea che, nella storia della vita, un ominide abbia percorso il cammino darwiniano dalla scimmia all'uomo di Leonardo, che si sia gradualmente eretto dal chino cammino sulle nocche alla schiena diritta e l'occhio alle stelle. L'uomo - abbiamo sostenuto - è nato d'improvviso, d'un balzo, cioè in modo non darwiniano. Il salto ontologico è stato anche un salto biologico.
Come sia avvenuto il balzo, e a partire da quale specie o quale fango, la scienza non lo sa (come non lo sa a riguardo di ogni altra specie fossile o vivente). Per la verità, se il trasloco è stato tale che l'essere neonato si è distaccato dall'antenato misterioso cadendo in una forma essenzialmente nuova, la forma ancestrale non ci interessa più di tanto e molto poco ci spiega. C'interessa di più il guscio in cui s'è composto lo schizzo che ha generato la nostra specie. L'uomo è nato uomo e non da un bruto, e non per gradi. Tutto ciò che è grande nasce grande...

(tratto da "Dimenticare Darwin" di Giuseppe Sermonti, Il Cerchio, Rimini - www.ilcerchio.it)

* Il termine deriva probabilmente dalla parola ebraica gelem che significa "materia grezza", o "embrione". Esso fa la sua prima apparizione nella Bibbia (Antico Testamento, Salmo 139:16) per indicare la "massa ancora priva di forma", che gli Ebrei accomunano ad Adamo prima che gli fosse infusa l'anima.

** Il termine greco aporìa significa letteralmente "dubbio". L'aporia è la difficoltà irrisolvibile che fa riferimento a un determinato procedimento razionale. Esempio di aporia è la dimostrazione del concetto di infinito e divisibilità infinita. L'aporia è dunque una impasse logica legata ad uno stato oggettivo del problema, nel quale la realtà che si mostra nell'esperienza entra in conflitto con la realtà mostrata dalla logica.